Post Graffiti Stress Disorder

Uno spettro si aggira(va) per l’Europa: lo spettro del post-graffiti.
Per un breve periodo durante gli anni Duemila, l’espressione “post-graffiti” rivaleggiò sui forum online dedicati al writing con quella più comune (e più vaga) di “street art” – con cui oggi si è soliti indicare degli interventi artistici urbani per lo più legali, spesso monumentali e organizzati nell’ambito di festival o progetti di rigenerazione urbana.
Rispetto a street art, post-graffiti nasceva dalla necessità di sottolineare come, in Europa, certe nuove manifestazioni artistiche urbane derivassero dall’esperienza del writing newyorchese, e che addirittura rappresentassero un superamento di quest’ultimo non solo in termini estetici, ma anche e soprattutto in termini di riconoscimento da parte del mondo istituzionale dell’arte e dell’industria culturale.
In realtà, questo superamento estetico e sociale non si è mai del tutto compiuto: al contrario, nel passaggio dai margini al centro della società urbana metropolitana, dai suoi non-luoghi ai suoi luoghi comuni, molta dell’energia distruttivo-creativa che caratterizzava il writing delle origini si è prevedibilmente imborghesita, quindi banalizzata.
Ne è risultato un vero e proprio caos, sul piano nominale quanto su quello estetico e etico: come restare fedeli alle proprie origini e, a un tempo, vedere la propria creatività riconosciuta in quanto arte?
Provenienti dall’Italia, dalla Francia, dai Paesi Bassi e dall’Austria, gli artisti che partecipano a questa mostra sembrano rispondere a questo dilemma generazionale e tipicamente europeo.
Le opere che essi hanno qui riunito riassumono, secondo le riflessioni, le tecniche e gli stili apparentemente più disordinati e lontani gli uni dagli altri – dalla pittura alla scultura, dalla figurazione all’astrazione, dall’installazione alla fotografia e così via – una presa di posizione forte e un sentire comune: ciò che appartiene alla strada rimane nella strada.
L’ingresso del writing nel museo non potrà che avvenire al prezzo della propria sparizione, e di una conseguente riapparizione sotto nuove sembianze. Spettrali, per l’appunto.

Vittorio Parisi

Post-Graffiti Stress Disorder ha l’obiettivo di consolidare l’avanguardia artistica contemporanea, per l’occasione rappresentata da Abcdef (D), Boris Tellegen (NL), Alexandre Bavard (FR), Canemorto (IT), Jeroen Erosie (NL), Gruppo OK (IT), Mafia Tabak (A), Saeio (FR), Sbagliato (IT) e Tybet (IT).
Il titolo deriva dal disturbo da stress post traumatico (in psichiatria PTSD Post-Traumatic Stress Disorder), ovvero un complesso di forti sofferenze psicologiche che derivano da un evento traumatico. Il trauma, qui, sono i graffiti e la loro diffusione su scala mondiale, che hanno nel tempo generato un fastidio (visuale) che condiziona la percezione di massa di un’inarrestabile e incontrollabile forma d’arte dei nostri tempi.
L’intenzione della mostra è quella di chiarire definitivamente l’importanza e la contemporaneità critica ed estetica dei graffiti e di ciò che dagli anni ’70 ad oggi hanno scatenato. La necessità di proporre oggi una mostra con questi temi proviene dalla deriva populista, non critica e anti-artistica che ha condizionato la maggior parte dei cosiddetti progetti di “abbellimento” delle città attraverso il “colore”, per i quali si è spesso scelto di distruggere la ricerca artistica per accontentare il gusto della maggioranza dei cittadini, comunemente disabituati e lontani dai linguaggi dell’arte moderna e contemporanea.
Il disturbo e la confusione, la bellezza e la distorsione, saranno evidentemente presenti in una mostra che ricrea l’accumulo visivo della città contemporanea, in termini di quantità e differenziazione degli elementi, oltre che rappresentare il bombardamento di immagini, e argomenti, completamente sconnessi tra loro e a cui siamo esposti minuto dopo minuto dall’utilizzo dei social.
PGSD continua la linea sperimentale avviata nel 2014 da Altrove Festival: le tele esposte sono state realizzate in una residenza che ha permesso agli artisti di assorbire il paesaggio urbano di Catanzaro e di influenzarsi a vicenda nella realizzazione delle opere. Il poco tempo a disposizione e il ritrovarsi tutti insieme in uno stesso luogo sono un chiaro riferimento all’attitudine dei graffiti, oltre che allo spirito che ha contraddistinto la Altrove Festival fin dalla sua nascita.

Edoardo Suraci