Centro Arte Contemporaneo

Se si parla di contemporaneo oggi, non si può non tener conto del fattore tempo, di quanto sia clamorosamente cambiato nel giro di pochi decenni. La velocità del mondo che stiamo vivendo ha trasformato radicalmente la nostra esistenza, ci costringe a essere pronti per ogni fulmineo cambiamento, ad avere sempre più difficoltà nel dedicare il giusto tempo, e spazio, all’approfondimento e allo studio di nuove immagini e di nuove condizioni di vita.
La quarta edizione di Altrove Festival gioca con le diverse possibilità di esplorazione del centro, dell’arte, del contemporaneo, propone interventi radicalmente differenti nel progettazione e nelle dimensioni, nei materiali e negli artigiani, si sposta da opere da salvaguardia a interventi rapidi, piccoli ed effimeri, prosegue il lavoro delle avanguardie moderne sullo studio del tempo dell’opera d’arte.
Muro, vetro, tessuto, ferro, cemento, le mani grosse di fabbri e marmisti, di falegnami e operai, gli artisti riuniti in un unico grande laboratorio, Catanzaro, hanno testato nuovi metodi di interazione con lo spazio pubblico, il posto delle persone. Nelle vie nascoste, in quei luoghi di cui si è dimenticata bellezza e valore storico, si inseriscono dipinti, bandiere, sculture, stampe e incisioni. Nei quartieri sconosciuti, nei parchi del corso, dalle viste su un golfo leggendario, si svela una nuova Catanzaro, si impone un dialogo tra oggi e la sua storia, si suggerisce agli abitanti di fare i cittadini e di tornare perdersi nella loro città dimenticata.

3TTMAN

Exit For All
Largo Prigioni

Largo Prigioni è un luogo incantevole: un piccolo distretto di case basse, vicoli, slarghi, archetti e fichi d’india concentrati in uno spazio risicato accessibile solo da un passaggio pedonale. L’assenza di automobili al suo interno permette di godere dello spettacolo architettonico in tutta la sua interezza, suggerendo un’esplorazione lenta e un utilizzo totale dello spazio pubblico. In sintesi, un modello di fruizione del centro storico.

L’opera di 3ttman si inserisce in questo contesto urbano, esattamente all’uscita dei tunnel scavati nel medioevo al di sotto del castello, oggi Complesso Monumentale del San Giovanni, che si impone con le sue mura e la torre merlata nel paesaggio visivo di largo Prigioni. L’artista ha voluto contrastare l’estetica dal sapore antico del cemento inciso con un immaginario visivo estremamente riconoscibile e contemporaneo, creando così una sensazione di confusione nei visitatori.

L’uscita di emergenza storica di Catanzaro, utilizzata un millennio fa per scappare in caso di attacco, viene oggi messa a confronto con l’emigrazione che la città, ma più in generale il sud Italia, subisce annualmente alla ricerca del mito di un altrove che sa di futuro. Una soluzione che pare scontata, ma che in poco tempo ti ribalta in un mondo che scopri sempre più piccolo e al contempo distante dall’unico posto che senti di chiamare casa. È ora il momento di indossare la giacca d’emergenza e invertire la rotta. La casa è sempre pronta a proteggere e accogliere, ma adesso, qui, ha una nuova consapevolezza delle sue possibilità.

ALFANO

Supereroi
Laboratorio di Arte Contemporanea Inclusiva

via San Nicola

In collaborazione con Linvea Vernici, AIPD sezione di Catanzaro, Associazione Jonathan Liberi di Volare, Associazione Ottava Nota e Museo MARCh.

“Supereroi” è il laboratorio d’arte contemporanea inclusiva ideato e condotto da Roberto Alfano per la quarta edizione di Altrove Festival. Il focus del progetto è lo sviluppo di una nuova consapevolezza sulla propria autonomia, indipendenza per nulla scontata nel mondo della disabilità. La libertà d’espressione diviene uno strumento alternativo alla comunicazione verbale per i ragazzi con disabilità motorie ed intellettive che si sono trovati ad interagire con l’artista.

Al fine di raggiungere quest’obiettivo, Roberto li ha introdotti e seguiti nell’uso dei materiali e degli strumenti, mostrando loro le differenti direzioni che ogni attrezzo può tracciare. Poi li ha lasciati liberi di scaricare il loro istinto, permettendo loro di essere completamente svincolati da sovrastrutture culturali e rendendoli fautori di un processo creativo diretto e spontaneo. Un pennello, l’argilla, le mani, la pittura e il proprio corpo sono adesso giocattoli nuovi, capaci di aiutare i ragazzi ad essere completamente autonomi nella rappresentazione di se stessi.

Nel disegno è leggibile la stratificazione del lavoro di oltre 50 mani che per 10 ore hanno giocato liberamente con i colori e gli strumenti a loro disposizione: ogni gruppo di lavoro ha avuto a disposizione un’ampia gamma di colori a cui affidarsi e nessun soggetto da riproporre, i disegni sono stati effettuati con pennelli di ogni forma e genere o semplicemente con l’uso delle mani.

L’esperienza tattile diventa di centrale importanza soprattutto nella sezione del laboratorio dedicata alla manipolazione dell’argilla. All’interno delle sale del Museo MARCh di Catanzaro, i bambini hanno giocato con l’acqua e con la terra, l’hanno immaginata sotto forme diverse e con l’utilizzo della plastilina hanno dato vita a forme primitive, piccole sculture generate dall’incoscienza e dalla purezza infantile.

Roberto Alfano, in qualità di artista e di bambino, ha equilibrato in ultima fase il tutto, scegliendo di essere un protagonista fra i partecipanti, accogliendo ogni singolo segno come una parte di ognuno impressa sul muro. Il suo ruolo non è stato quello di maestro, quanto di motivatore incondizionato, capace di unirsi ad un flusso di pensieri possibile solo grazie al suo evidente stato infantile.

ANDRECO

Melencolia
Giardini Nicholas Green

Una scultura in ferro si alza imponente nel cuore pulsante della città vecchia: i giardini Nicholas Green di corso Mazzini. Un lavoro site-specific di Andreco, un progetto interamente studiato durante la sua residenza a Catanzaro e realizzato grazie alla collaborazione dell’artista con una squadra di mastri artigiani del ferro battuto del luogo. L’opera, seppur maestosa nelle dimensioni, si inserisce delicatamente nell’intorno urbano, proponendo differenti punti di vista che dialogano con gli spazi, i volumi e gli alberi della piazza del centro cittadino.

La base solida, scientifica e simmetrica, disegna un poliedro dalle mille facce, grembo materno che ospita e protegge la crescita ciclica e continua della natura al suo interno. La struttura in elevazione, snella e bidimensionale, si incastra tra i pieni e vuoti ricavati dalla successione di alberi alle sue spalle. La posizione centrale della scultura nella piazza permette ai passanti, fruitori quotidiani delle sedute poste sul perimetro, di non fissare più lo sguardo nel vuoto ma di contemplare una forma non astratta ma simbolica, sintesi iconica dedicata alla natura e all’importanza della sua salvaguardia.

Melencolia di Andreco è un omaggio ai processi della natura che riescono a depurare l’inquinamento antropico e tutelano la terra dai cambiamenti climatici. Un telaio che collabora con le rampicanti, una forma che deriva dalle tecnologie resilienti pensate per favorire i processi naturali di alcune piante, come miglior metodo per l’adattamento ai problemi ambientali globali.

GONZALO BORONDO

Aria
Complesso monumentale del San Giovanni

in collaborazione con 56 FILI e Studio Superfluo

“Aria” di Gonzalo Borondo è la prima opera pubblica realizzata per Altrove Festival IV Ed – Centro Arte Contemporaneo. Un lavoro monumentale, come il Complesso del San Giovanni che lo ospita, ha permesso all’organizzazione di stampare 185 vetri in soli quattro giorni e all’autore di rifinire a mano 73 figure che ora restituiscono una nuova immagine nel paesaggio urbano catanzarese.
Una donna passeggia elegante. Nuda e fiera innalza al cielo la bandiera vuota. L’assenza del drappo, che per secoli ha rappresentato appartenenza e protezione per il singolo e al contempo confine e divisione fra i popoli, annulla oggi la sua valenza politica ed eleva un vessillo etico, unitario e collettivo, che nella pancia dell’uomo, nei colori del cielo e nel costante movimento del vento ritrova la direzione di una nuova coscienza.
L’immagine, essenziale e primitiva, di giorno invita ad avvicinarsi, a scovare tra i graffi del pittore istantanee di una comunità stufa del suo luogo perché accecata dal costruito, che non riesce a godere di quello che la natura le ha già donato. L’opera è una chiamata all’attenzione sul paesaggio, patrimonio inspiegabilmente falcidiato dall’immoralità dell’azione dell’uomo, seppure eterna fonte di spirito, bellezza e differenza. Di sera il vetro riflette le luci di quel castello la cui conquista ha rappresentato la libertà per l’indomito popolo di Catanzaro, al tempo rinomato in tutto il mondo per la qualità della sua seta ed esempio di democrazia e civiltà.
L’opera si colloca nella storia dell’arte come tra le più imponenti realizzate nello spazio pubblico in serigrafia, antichissima tecnica di stampa il cui nome deriva proprio dal latino seri, seta. Un processo creativo lungo e complesso ha visto l’artista dipingere e graffiare a mano 36 vetri matrice, trasformati in telai per la stampa grazie alla collaborazione tecnica, logistica e creativa dello studio 56fili e di Studio Superfluo di Roma.
Il vento si schianta, ma frena e riparte. L’uomo non può credere di riuscire a fermarlo, non può continuare ad immaginare la sua vita senza riconoscere la costante potenza innovatrice della natura e del suo migrare, senza imparare dall’aria e degli uccelli, dall’uomo stesso e dagli altri animali. Il corpo di una donna semplicemente filtra una visione ancor più potente. La sagoma delinea prima nuove prospettive, poi invita a superarla e a godere dell’infinita magnificenza del paesaggio. Non segna il confine, perché non crede nella sua esistenza. Non alza muri, ma unisce sotto il simbolo di una bandiera comune a tutti gli uomini.

DILEN TIGREBLU

Teatro Indipendente Galleria Mancuso
Galleria Mancuso

All’interno di un gigantesco spazio desertificato di Catanzaro, la Galleria Mancuso, galleria – non più – commerciale situata in pieno centro storico, si innalza la scultura pittorica di Dilen Tigreblu. Un teatro indipendente, o più semplicemente un luogo intimo e familiare, ricco di punti di vista e prospettive, esplorabile tra i passaggi nascosti tra i dipinti. Un intervento consapevole del difficile obiettivo di riportare un non-luogo ad una dimensione umana, accogliente e inclusiva. La scenografia rompe la cornice grigia e ostile della galleria con una pittura fresca e decisa, mantiene ugualmente un legame estetico rigido e brutale con il contesto grazie alle torri d’acciaio e le linee spezzate del segno pittorico.

Il progetto è partito dal riutilizzo del materiale dell’opera “Tre Colli” di Alberonero, realizzata nel 2016 per indagare il concetto di incompiuto nel paesaggio naturale calabrese. Ora il non finito si rende compiuto, definisce un luogo simbolico d’incontro e confronto, si impone come una piazza aperta al dialogo in un terreno avverso alle relazioni.
Qui i cittadini, unici attori, sono liberi di inventare le proprie attività, di instaurare nuovi rapporti sociali, di attivare dibattiti e portare in scena rappresentazioni indipendenti, o ancora mangiare, parlare, incontrarsi e generare così una nuova identità spaziale.

JORGE POMAR (AMOR)

Bandiere Inventate
Discesa Carbone

Discesa Carbone è un luogo magico, una vista incantevole che dal colle della città vecchia inquadra tutta la bellezza della costa jonica. Un luogo misteriosamente sconosciuto e per questo bisognoso di nuove attenzioni.

Qui si inserisce l’installazione site-specific di Jorge Pomar, un intervento sullo spazio e sul paesaggio realizzato totalmente in tessuto, nel quartiere della storica produzione della seta. Ogni bandiera presenta da un lato un disegno, appositamente pensato per lo spazio che occupa, sul retro invece è tinta di un solo colore. Le immagini, nitide e spontanee, cucite in casa da mani sapienti, si nascondono nello spazio come un gigantesco gioco di carte. Un gioco nato per perdersi tra i gradini e le discese, per scovare negli angoli e sopra la testa continue sorprese e scorci nascosti.

L’esperienza comincia con un enorme telo che non permette di osservare altro che l’incredibile prospettiva che dalla città alta mostra le colline fino al mare. Passo dopo passo appaiono forme geometriche, il twister e gli scacchi, rombi che si incastrano ed esaltano i vuoti e i pieni delle finestre, scale impossibili a colori che si agganciano alle preesistenti. Un immaginario frutto di un lungo lavoro sulle architetture di Discesa Carbone, iniziato quattro mesi fa e definito negli ultimi venti giorni di residenza a Catanzaro.

Le bandiere inventate, disegnate in situ e appese secondo il sistema popolare dei panni stesi, rappresentano l’identità di ogni singola famiglia. La durata effimera del materiale e l’elemento giocoso dell’immaginario visivo dell’artista permettono di approcciarsi curiosamente al nuovo spazio, di osservare la casualità del movimento e della distruzione. Un intervento destinato a cancellarsi sotto la forza della natura, che presto conquisterà nuovamente la scena, ancora più fiera di sé.

QUIET ENSEMBLE

Orchestre Invisibili
Villa Margherita

Se si parla di contemporaneo oggi, non si può non tener conto del fattore tempo, e di quanto lo stesso sia clamorosamente cambiato nel giro di pochi decenni. La velocità del mondo che stiamo vivendo ha trasformato radicalmente la nostra esistenza, costringendoci ad essere pronti ad ogni fulmineo cambiamento e ad avere sempre più difficoltà nel dedicare il giusto tempo all’approfondimento e allo studio di nuove immagini e di nuove condizioni di vita. In ambito artistico, il tempo è l’elemento più interessante e innovativo che ha caratterizzato la produzione delle avanguardie del movimento moderno del secolo scorso.

La quarta edizione di Altrove Festival ha sperimentato differenti tempi e momenti di fruizione dell’opera d’arte, spaziando trasversalmente da opere monumentali permanenti a interventi rapidi ed effimeri. Proprio in questa direzione si colloca l’installazione site-specific di Quiet Ensemble, duo italiano che da anni lavora sulla commistione dell’esperienza visiva, luminosa e sonora.

Orchestre Invisibili ha così velocemente e mostruosamente trasformato l’esperienza che il cittadino subisce solitamente con il contatto con la natura secolare di Villa Margherita, storica villa comunale sita in pieno centro cittadino. Un’esperienza interattiva e immersiva della durata di soli tre giorni, in cui il pubblico è stato invitato a prendere posizione centrale, geografica e direzionale, in un parco completamente buio e introspettivo. Così, come un direttore d’orchestra fa con i suoi musicisti, al solo movimento del corpo e delle braccia, pini, palme, statue e siepi improvvisamente ritrovano luce e vita, gridano con forza i suoni che giornalmente emettono e che vengono quotidianamente ignorati. Così il fruscio del vento tra i rami, il canto degli uccelli e delle cicale, il sottile movimento di acque calme ora risuonano con la stessa potenza di un’opera teatrale, divenendo gli elementi di un’inno alla natura, alle sue sfumature e a suoi infiniti e ciclici cambiamenti.